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C’è una cosa importante che vorrei condividere. Ieri, dopo aver finito i corsi alla Trasanna di Retrosi (che è una delle 69 frazioni di Amatrice) mi sono recata al piccolo supermercato Simply che hanno inaugurato sabato scorso in quel che oggi potremo definire “il nuovo centro” di Amatrice in mezzo a montagne di macerie. Ho fatto la spesa: fragole dei Monti della Laga, che producono qui vicino a Casale Nibbi, il burro, il tortagel per le crostate, il puro succo di mirtillo della ditta bio Alce Nero. Ho incontrato persone che conosco… Tante donne… E ci siamo perse in lunghi abbracci. Poi sono salita a Poggio Castellano per incontrare Marina che dopo quasi 12 mesi vive ancora in una roulotte. Ha perso il marito Gianni la notte del 24 agosto, ma le sono rimasti i figli ed a breve Francesco riaprirà il panificio del padre nella nuova area food grazie alla ditta Esmach di Padova che gli sta fornendo gratuitamente l’intero laboratorio dalle macchine impastatrici ai forni. Anche con Marina ci siamo strette a lungo… A volte non servono le parole per dirsi cose importanti.

 

Ho ripreso la guida… Prelevato denari dal bancomat… E seguito le 102 curve della strada Romanella che da Amatrice porta a Casale Nibbi. Solitamente non faccio questa strada per tornare a casa dopo i corsi di inglese… Di solito faccio la vecchia Salaria che passa per Cossara, Voceto, Collepagliuca, Collecreta, Cascello ed oltre. Non molto più breve, ma molto più intensa. A Cascello è tutto distrutto… Ogni cosa ed ogni casa. La fontana del “centro del paese” però zampilla sempre e qualcuno vi ha messo un’anfora di rame piena di gerani rosa tenue che fioriscono e fioriscono ancora. Ad ogni passaggio per Cascello vorrei fare una preghiera. Non una preghiera Cristiana ma una preghiera più antica della croce. Canto… Ogni tanto canto… A volte mentre canto scendono le lacrime… Guardo le montagne, ascolto le voci del bosco, vedo il rosso del cielo al tramonto e penso che qui sono a casa. Questi luoghi sono anche i miei, queste persone fanno parte di me. Da qui dove ora scrivo questo pensiero… Da qui a Montereale che sorge medievale dalle foschie estive… Da qui a Campotosto e Mascioni ed oltre sino a Montorio del Vomano… Da qui per l’estensione di questi monti e dalla loro profonda bellezza… Da queste genti che han saputo farmi sentire a casa… Che han saputo darmi una casa… Tante case in cui poter essere me stessa senza essere giudicata e senza giudicare…

 

Qui, dove nonostante tutto, si può vivere con la leggerezza delle nuvole ed i piedi saldi come radici di quercia.

 

Lungo la Salaria, poco dopo Aquasanta Terme, inizierete a riconoscere ciò che è stato il terremoto. Ad un certo punto, molto in là, troverete una corsia bloccata da una fila di container ed un semaforo che regola il passaggio alterno delle vetture. Lì, se guardate oltre i container e lungo il fianco della montagna, vedrete ciò che rimane di Pescara del Tronto. Fu lì… In quel luogo preciso… Quell’alba del 3 settembre, con altri 6 clown… Fu lì che, guardando verso la montagna, capii che la mia vita sarebbe cambiata perché non sarei più stata la persona di prima. Le strade erano bloccate, la Salaria era chiusa… Era tutto diverso, era emergenza nel più stretto dei suoi termini. Ma le sirene dell’ambulaclown suonavano e le luci blu illuminavano quell’alba in cui nessuno… Nessuno, nemmeno l’esercito… Ebbe il coraggio ne il cuore di fermare sette pazzi vestiti da clown con una sgangherata ambulanza.

Forse oggi non si potrà percepire quel senso di impotenza di allora, forse oggi… Con il silenzio stampa e le parietarie che insolenti ricrescono laddove vi furono tanti morti… Forse oggi, in questo giorno di sole, non sarà facile percepire il dolore e l’impotenza di allora. Sotto a quel primo tremore, sotto a quel primo monito… “Venite in punta di piedi” disse il vento, “in punta di piedi e con umiltà perché nulla qui é come prima…” Nulla… Le stesse persone vi accoglieranno dicendo: “l’altra vita, quella prima del 24 agosto”. Qui… Qui c’erano solo lacrime… Solo nudità dell’anima… Qui non c’era più nulla da nascondere, e nemmeno la volontà di nascondere qualcosa.
Qui eravamo noi… Noi tutti… Soltanto noi, senza veli ne maschere…